I droni sui siti sensibili in Francia sono diventati un tema di sicurezza molto concreto: fabbriche di armamenti, basi militari, commissariati, infrastrutture ferroviarie e siti nucleari sono coinvolti. Eppure nel dibattito pubblico manca ancora un dato essenziale: non esiste un totale nazionale, datato e consolidato, delle segnalazioni registrate dal 2023. Si sa che gli incidenti aumentano, ma non quanti siano esattamente su scala nazionale.

Per comprendere la minaccia dei droni sui siti sensibili in Francia, bisogna quindi guardare a ciò che è realmente documentato: diversi sorvoli recenti a Bergerac, Mulhouse, Mourmelon e sull’Île Longue, un sistema anti-drone PARADE il cui contratto raggiunge 51,05 milioni di euro IVA esclusa, missili Mica da oltre 600.000 euro l’uno, Hellfire intorno ai 100.000 dollari e un nuovo razzo guidato annunciato tra 25.000 e 40.000 euro per tiro. Il vero tema non è soltanto rilevare un drone: è sapere quanto costa neutralizzarlo e se la risposta può essere sostenuta nel tempo.

Incidenti reali, ma ancora nessun conteggio nazionale

Diversi casi mostrano che la minaccia non riguarda soltanto le centrali nucleari. All’inizio di novembre 2025, lo stabilimento Eurenco di Bergerac, specializzato in polveri ed esplosivi militari, è stato sorvolato più volte. A Mulhouse, un drone è entrato nel perimetro di un commissariato e di uno scalo di smistamento utilizzato per il trasporto di materiale militare pesante. A Mourmelon, l’esercito ha segnalato sorvoli sospetti durante un periodo di vigilanza rafforzata.

Anche l’Île Longue, nel Finistère, dove è di stanza la flotta francese di sottomarini nucleari, è stata interessata da sorvoli negli ultimi mesi. Questi esempi bastano a mostrare la varietà dei siti coinvolti: produzione di armamenti, forze di sicurezza, logistica militare e deterrenza nucleare.

Bisogna però resistere a una tentazione frequente: trasformare una successione di casi riportati dai media in una statistica nazionale. I dati disponibili non consentono di affermare che dal 2023 ci siano state 50, 100 o 500 segnalazioni. Non viene fornito alcun totale consolidato di questo tipo. La formulazione più corretta resta quindi semplice: le segnalazioni sono descritte come in forte aumento, senza una cifra nazionale verificabile.

51,05 milioni di euro per PARADE: cosa significa davvero questo prezzo

La Francia dispone del sistema PARADE, acronimo di “Protection déployAble modulaiRe Anti-DronEs”, assegnato tramite contratto nel 2022. L’importo indicato è di 51,05 milioni di euro IVA esclusa. Questa cifra è importante, ma va interpretata correttamente: corrisponde all’accordo quadro citato per questo sistema, non a un costo di equipaggiamento per singolo sito.

In altre parole, non si può scrivere che proteggere una centrale, una base aerea o una fabbrica militare costi 51,05 milioni di euro. Il costo reale per installazione non è indicato. Dipenderebbe da ciò che viene installato, dal numero di sensori, dai mezzi di disturbo o neutralizzazione e dalla continuità del dispositivo, ma nessuno di questi costi per sito è quantificato qui.

Per dare una scala di riferimento senza deformarla, il bilancio francese della difesa al netto delle pensioni ha raggiunto 43,9 miliardi di euro nel 2023. L’importo di PARADE è quindi significativo in valore assoluto, ma va inserito in un quadro militare molto più ampio. Per valutare l’efficienza economica del sistema mancano ancora un costo dettagliato per sito protetto e un bilancio pubblico del numero di intrusioni rilevate o neutralizzate.

Il costo di ogni tiro diventa quasi importante quanto le prestazioni

La difficoltà economica emerge soprattutto al momento della neutralizzazione. Un Rafale può impiegare un missile Mica il cui costo supera 600.000 euro. La produzione di un tipico drone ostile, invece, è stimata intorno ai 30.000 euro. Anche senza calcoli complessi, la differenza è evidente: distruggere un bersaglio relativamente economico con una munizione molto costosa non è una soluzione sostenibile se gli attacchi diventano numerosi.

La Francia sta quindi esplorando diversi livelli di risposta. L’Aeronautica e lo Spazio francese, insieme alla DGA, ha testato con successo il lancio di un missile Hellfire da un drone MQ-9 Reaper contro un bersaglio aereo di tipo drone. Un Hellfire costa circa 100.000 dollari. La Francia dispone di 12 Reaper, offrendo un’opzione intermedia tra il caccia e mezzi più leggeri.

I Rafale equipaggiati con Mica e gli elicotteri Tigre con il loro cannone da 30 mm restano anch’essi mezzi disponibili. Ma lo sforzo attuale riguarda anche un razzo guidato da 68 mm destinato a trasformare Rafale e Tigre in cacciatori di droni con una munizione molto meno costosa.

Il razzo da 68 mm cambia l’equazione

Questo nuovo razzo è annunciato tra 25.000 e 40.000 euro per tiro. I test sono descritti come positivi. La sua gittata potrebbe raggiungere 5 km, contro 1-2 km di un razzo convenzionale, e una salva potrebbe neutralizzare da 12 a 24 bersagli, mentre per i razzi classici si parla di 1-3.

È probabilmente il punto più interessante della strategia francese: la ricerca non mira più soltanto ad abbattere un drone, ma a farlo con una munizione il cui prezzo si avvicina maggiormente a quello del bersaglio. L’esigenza è ancora più evidente perché recentemente sono stati lanciati più di 70 missili Mica per abbattere droni iraniani che attaccavano alleati emiratini. Una difesa anti-drone credibile deve poter sostenere la ripetizione degli ingaggi.

I siti nucleari dispongono già di una protezione normativa articolata

La Francia conta 56 reattori nucleari operativi distribuiti su 18 siti. Ognuno è coperto da una zona permanente vietata ai droni. La legge del 24 ottobre 2016 ha rafforzato questa protezione. Anche il centro di Parigi è coperto dalla zona permanente LF-P 23, istituita con un decreto del 2 aprile 2025.

Esistono anche sanzioni penali: il sorvolo di una zona vietata come Parigi può comportare 6 mesi di reclusione e 15.000 euro di multa. La violazione di un divieto di decollo può essere punita fino a 45.000 euro di multa e un anno di reclusione.

Il problema è che un divieto amministrativo non neutralizza fisicamente un velivolo che ignora la regola. Proprio per questo il SGDSN sta ancora lavorando a un quadro che consenta la distruzione dei droni e la delimitazione delle aree interessate. Al momento, questo dispositivo giuridico non è definitivo.

Francia contro vicini europei: impossibile indicare un vincitore serio

La domanda è legittima: la Francia è in ritardo o in vantaggio rispetto ai suoi vicini europei? Con i dati pubblici disponibili qui, non è possibile alcun confronto quantitativo serio. Non viene fornito alcun importo omogeneo per Germania, Spagna, Italia, Belgio o Regno Unito e non esiste un indicatore comune per confrontare numero di siti equipaggiati, tassi di rilevamento, neutralizzazioni o costo medio per installazione.

Sarebbe quindi fuorviante stilare una classifica. Ciò che si può dire della Francia è più preciso: dispone già di un sistema dedicato con PARADE, utilizza mezzi militari esistenti come Rafale e Tigre, ha testato l’Hellfire da un Reaper e sviluppa un razzo guidato meno costoso. Parallelamente, il quadro giuridico per l’intervento continua a evolversi.

Cosa bisognerebbe pubblicare per misurare davvero l’efficacia

Il dibattito trarrebbe grande beneficio dal superare la semplice accumulazione di incidenti spettacolari. Tre semplici indicatori permetterebbero di valutare la politica anti-drone su basi concrete:

  • il numero annuale di segnalazioni sui siti sensibili, suddiviso per tipo di sito;
  • il numero di rilevamenti confermati, azioni di disturbo e neutralizzazioni effettive;
  • il costo di installazione e gestione dei sistemi per sito protetto.

Senza questi dati, conosciamo il prezzo di diverse armi ma non ancora il costo complessivo di una protezione efficace. Questo è il limite attuale del dibattito francese: la minaccia è visibile, la risposta tecnica progredisce, ma la misurazione pubblica della sua efficacia resta incompleta.

La conclusione è meno spettacolare di un racconto sui “droni spia”, ma più utile. Gli incidenti esistono, anche intorno a siti strategici di primo piano. La Francia investe decine di milioni di euro in sistemi specializzati e cerca di ridurre il costo di ogni intercettazione. Tuttavia, né il numero nazionale di sorvoli dal 2023, né il costo per sito, né un confronto europeo quantificato sono oggi stabiliti dai dati disponibili. Finché mancheranno queste tre informazioni, sarà impossibile sapere se la risposta è soltanto impressionante o realmente efficiente.