I sondaggi su Le Pen per il 2027 raccontano tutti la stessa storia generale: oggi Marine Le Pen viene data vincente al secondo turno contro gli avversari testati. Ma la domanda utile non è soltanto sapere chi è in testa. È misurare il divario da colmare. E su questo punto, le percentuali permettono già di fare un calcolo molto concreto, anche se nessun istituto fornisce qui un numero assoluto di voti per il 2027.

Per leggere correttamente i sondaggi su Le Pen per il 2027, bisogna quindi ragionare su una base di 100 voti validi espressi. Nell'ipotesi Le Pen-Mélenchon, le tre rilevazioni di luglio 2026 danno 70-30 per Ifop-Fiducial, 67,5-32,5 per Elabe e 67-33 per Toluna Harris. Ciò corrisponde a vantaggi di 40, 35 e 34 punti. Ma se un voto passa direttamente da un candidato all'altro, il divario si riduce di due voti: uno in meno per Le Pen e uno in più per il suo avversario.

Il vero calcolo: da 17 a 20 punti di voto devono cambiare campo

Su 100 voti validi espressi, un risultato di 70-30 non richiede di “recuperare” 40 voti per tornare in parità. Occorre trasferire 20 punti di voto dal primo campo al secondo: 70 diventa 50 e 30 diventa 50. Per superare davvero Le Pen servirebbe quindi poco più di 20 punti di spostamento su questa base teorica.

  • Ifop-Fiducial, 7-8 luglio 2026: 70-30, cioè 20 punti di voto da trasferire per arrivare al 50-50.
  • Elabe, 9-10 luglio 2026: 67,5-32,5, cioè 17,5 punti da trasferire.
  • Toluna Harris, 7-8 luglio 2026: 67-33, cioè 17 punti da trasferire.
La lettura corretta: un 70-30 rappresenta 40 punti di distacco, ma 20 punti di voto che cambiano direttamente campo bastano a produrre un 50-50.

Al contrario, se immaginiamo che Le Pen non perda alcun voto e che il suo avversario cresca soltanto grazie a nuovi elettori provenienti dall'astensione, il fabbisogno è più elevato. Sulla stessa base di 100 voti iniziali, bisognerebbe aggiungere l'equivalente di 40 voti al candidato fermo a 30 per raggiungere i 70 di Le Pen. Negli scenari 67,5-32,5 e 67-33 servirebbero rispettivamente l'equivalente di 35 e 34 voti supplementari. Questo calcolo non prevede l'affluenza del 2027: mostra soltanto perché mobilitare gli astenuti e cambiare direttamente campo non hanno lo stesso effetto matematico.

Quali blocchi possono davvero spostare il risultato?

Nei dati disponibili non esiste una proiezione dettagliata dei trasferimenti di voto per il 2027. Si può però usare il secondo turno del 2022 come punto di confronto, a condizione di non trasformarlo in una previsione.

Gli elettori di Mélenchon: molti voti sono rimasti fuori dal duello

Secondo lo studio Elabe del 24 aprile 2022, su 100 elettori di Mélenchon al primo turno, 38 hanno votato Macron, 18 Le Pen e 44 si sono astenuti al secondo. Il dato sorprendente non è quindi soltanto il rapporto 38-18. È soprattutto la dimensione del gruppo che non ha scelto nessuno dei due finalisti.

Ragionando blocco per blocco, nel 2022 gli elettori di Mélenchon avevano prodotto un vantaggio netto di 20 voti per Macron ogni 100 elettori del primo turno: 38 contro 18. Ma 44 erano rimasti fuori dal duello. È un bacino di variazione molto più ampio del solo trasferimento diretto tra i due finalisti. L'analisi di Le Monde per seggio elettorale conferma inoltre che una parte non trascurabile delle zone molto favorevoli a Mélenchon al primo turno ha alimentato anche Le Pen al secondo.

La destra classica: un blocco diviso, non un automatismo

Anche gli elettori di Valérie Pécresse avevano un comportamento molto disperso: 51% Macron, 22% Le Pen e 27% astensione. Su 100 elettori di questo blocco, il vantaggio netto per Macron era quindi di 29 voti. Anche qui, più di un elettore su quattro non aveva scelto nessuno dei due finalisti.

Questa fotografia del 2022 impedisce una conclusione troppo semplice sulla “destra”. Mostra soprattutto tre possibili destinazioni: il candidato opposto al RN, Le Pen oppure l'astensione. Per il 2027, nessun dato preciso consente di dire come evolverebbe questa ripartizione. Ma è proprio uno dei blocchi in cui pochi punti di spostamento possono contare, perché già nel 2022 non era omogeneo.

Il blocco Zemmour: molto meno margine apparente

Il comportamento degli elettori di Éric Zemmour era molto più polarizzato: 80% hanno votato Le Pen, 11% Macron e 9% si sono astenuti. Su 100 elettori di questo blocco, il vantaggio netto a favore di Le Pen arrivava a 69 voti. In termini di scenario, questo blocco offre quindi meccanicamente meno riserva tramite l'astensione rispetto agli elettorati Mélenchon o Pécresse del 2022.

  • Mélenchon 2022: 44 elettori su 100 si sono astenuti al secondo turno.
  • Pécresse 2022: 27 su 100 si sono astenuti.
  • Jadot 2022: 24 su 100 si sono astenuti, contro 68 per Macron e 8 per Le Pen.
  • Zemmour 2022: solo 9 su 100 si sono astenuti, con 80 per Le Pen.

Questa tabella non dice chi vincerà nel 2027. Indica soltanto dove si trovavano le maggiori aree di mobilità tre anni prima: più negli elettorati di sinistra e della destra classica che nel blocco Zemmour.

Perché i sondaggi a un anno indicano una direzione, non un risultato finale

Il caso del 2022 è un buon avvertimento. Nell'aprile 2021, Mélenchon era misurato all'11% da Ifop-Fiducial e non superava il 13,5% in una raccolta di Le Monde. Un anno dopo ha ottenuto 21,95%, a meno di 500.000 voti dalla qualificazione al secondo turno. La differenza tra le attese e il risultato reale rappresenta quindi tra 8,45 e 10,95 punti a seconda del riferimento scelto.

Al contrario, Valérie Pécresse era data tra il 9 e il 13,5% un anno prima del voto, poi ha chiuso al 4,8%. La sovrastima andava quindi da 4,2 a 8,7 punti. Questi due esempi bastano a mostrare che il punteggio individuale di un candidato può ancora cambiare molto a un anno dalle elezioni.

Detto questo, i sondaggi lontani non sono del tutto inutili. Dal 2007, il 2017 è l'unica elezione in cui il futuro vincitore non era stato identificato come favorito un anno prima. Nel 2007, 2012 e 2022, i due finalisti previsti a quella distanza temporale hanno effettivamente raggiunto il secondo turno. Un'altra raccolta indica però che il favorito indicato più di un anno prima dell'elezione ha poi vinto solo nel 50% dei casi dal 1995.

Che cosa dicono davvero i numeri del 2027

Le Pen dispone oggi di una base molto elevata nelle intenzioni di voto al primo turno: dal 35 al 38% nel sondaggio Harris Interactive del 18 e 19 agosto 2026, mentre il livello del RN resta intorno al 34-36% qualunque sia il candidato testato. E nell'ipotesi di secondo turno più documentata, contro Mélenchon, il suo vantaggio si situa tra 34 e 40 punti secondo gli istituti di luglio.

Ma trasformare questo vantaggio in un “numero esatto di voti da far cambiare” sarebbe fuorviante senza conoscere il numero di voti validi espressi e l'astensione al secondo turno del 2027. La misura più corretta è quindi relativa: da 17 a 20 punti di voto dovrebbero cambiare direttamente campo per riportare questi scenari in equilibrio. Una crescita basata soltanto su nuovi votanti richiederebbe un volume ancora maggiore.

Il confronto con il 2022 aggiunge una seconda lezione: il risultato non dipende soltanto dallo zoccolo duro del RN. Dipende anche dalla quota di elettori di sinistra e di destra classica che trasferiscono il proprio voto, si astengono o cambiano campo. È qui che i sondaggi attuali sono ancora incompleti. Descrivono molto bene il vantaggio del momento; non permettono ancora di trasformarlo in un verdetto definitivo.